Il mio nuovo Paese è l’Olanda / antefatto

Era il 31 Marzo anno 2012.

Due mesi or sono, bagagli alla mano e biglietto di sola andata, siamo partiti alla volta dell’Olanda, io, la mia compagna e una montagna di desideri e di speranze.

Antefatto: perché?

Come scritto nel post precedente, la situazione italiana, da tutti conosciuta sulla propria pelle, mi ha portato alla drastica decisione di lasciare la Sardegna, ma al contrario della volta precedente quando partii alla volta del Piemonte, la destinazione è stata oltreconfine, laddove mia sorella vive con soddisfazione da dodici anni e io mi accingo a costruire la mia esistenza, lontano dai malumori della disoccupazione, della supposta crisi o della crisi supposta e da ciò che negli ultimi mesi isolani ho vissuto tanto volente quanto nolente.

Stanco di barcamenarmi fra i ricatti degli imprenditori nostrani, oggi, dopo soli due mesi, posso dire senza timore di smentita che sì, amici e famiglia sono lontani, mi mancano il sole e il mare, mi manca la mia terra, ma mai scelta fu più azzeccata di quella alla quale mi ha portato la mia ultima, penosa esperienza lavorativa sarda.

Sono lontano, lontano a tutti gli effetti. Lontano temporalmente dall’astio verso il sistema, lontano umoralmente dal caldo infernale dei nervosisismi e dei sismi recenti, lontano spazialmente dai finti costruttori di sogni che sono la maggior parte degli imprenditori italiani. Imprenditori o piuttosto prenditori?

L’ultima mia esperienza lavorativa a Cagliari parlerebbe da sola, la precedente algherese ancora di più.

Un anno or sono ero in procinto di partire alla volta della città catalana, Alguer, Alghero, destinazione albergo con contratto, contratto?, come animatore sportivo a ben cinquecento cinquecento sì avete letto bene cinquecento euro al mese dei quali solo centottanta, sì, centottanta in busta paga. Una truffa, accettata dal sottoscritto pur di non dover affrontare le paternali del sistema che mi avrebbe accusato di provare immenso piacere e godimento nello stare a casa dei miei genitori con la paga mensile come l’ultimo dei bamboccioni (alè, riecco la tanto amata parola).

Dodici ore al giorno di lavoro, sei giorni e mezzo su sette, al sole e al caldo con l’idea, altrui, di vivere una vacanza pagata, quasi in dovere di dover anche ringraziare chi mi ha dato questa grandissima opportunità, chi vive sul lavoro altrui per potersi costruire una vita di non lavoro, di non produzione, di semplice riposo sul sangue del prossimo, il tutto con commercialista connivente che ti segue a distanza e ti prepara la busta paga perfetta, tanto perfetta da non superare al centesimo lo scaglione che ti farebbe pagare più tasse.

Tre mesi, millecinquecento euro al mese, le lamentele dei turisti di ogni genere, le chicchiere inutili, le recensioni su tripadvisor, la parlata sgrammaticata del capo durante le serate in un albergo pluristellato e tu lì, con la tua laurea in Lettere che ti vergogni di ricevere così pochi soldi da uno al quale mangeresti la pastasciutta in testa un giorno sì e l’altro pure. E ingoi. Ingoi. Ingoi.

Aspetti tempi migliori, ti ripeti che la Sardegna è una bellissima terra con bellissime persone e ti ripeti come una cantilena che non c’è posto al mondo dove sia più bello vivere. Menti, sapendo di mentire.

Per vivere una vita dignitosa, stando come stanno le cose al giorno d’oggi, devi lavorare o per lo meno guadagnarti in qualche modo il pasto quotidiano, gli svaghi, qualche concerto, una birra con gli amici la sera. Non bastano il sole, il bel mare, la bella gente: niente di tutto questo è gratis, a meno che non ti accontenti di vivere sempre dai tuoi “vecchi”.

E allora aspetti, continui ad inviare curricula con la finta speranza che il telefono squilli o che la tua casella di posta segnali qualche novità.

Silenzio. Costante.

Non un sì, non un no, solo silenzio.

E aspetti.

Fino a che un tuo amico, vedendoti in crisi depressiva da nullafacenza, ti segnala come tirocinante all’azienda in cui lavora e sì, cogli l’occasione, nonostante la paga, nonostante l’assurdità del pubblico che favorisce così smaccatamente il privato in barba a qualsiasi diritto alla dignità.

L’amico ha ragione, fin tanto che stai qui è sempre meglio di niente.

Inizi il tirocinio come magazziniere.

Magazziniere, tirocinio, ovvero imparare un mestiere che sai già fare, ovvero apprendere da ex responsabile di magazzino in una nota azienda della grande distribuzione un lavoro che già conosci a menadito. Il tutto a cinquecento cinquecento cinquecento euro al mese sborsati interamente dalla Regione Sardegna, e quindi anche dai miei genitori, dalla mia famiglia, da te e da me.

Trentadue ore alla settimana, quattro giorni su sette, cinquecento euro al mese: dignità, questa sconosciuta.

Tengo, continuo, vado avanti, fino a che lo stipendio non tarda ad arrivare per questioni burocratiche, fino a che non mi rendo conto che ogni giorno che passa il nervoso aumenta, fino a che non mi rendo conto, finalmente, che la Sardegna e così l’Italia non sono posti che mi vogliono, non sono posti dove qualcuno mi darà mai fiducia, troppo ingessati dal clientelismo, dalla vecchiaia a tutti i livelli, dal finto perbenismo, dalla totale assenza di dignità del lavoro.

Non voglio più lamentarmi, non voglio più essere affamato davanti al mio titolare di turno a cui dire grazie mentre non posso permettermi nemmeno un affitto in una bettola mentre lui vive in un attico da un milione e più euro, porta le Hogan ai piedi, veste firmato dalla testa ai piedi e non tira fuori nemmeno un centesimo per i mio stipendio e nemmeno ti saluta anzi, ti guarda quasi con supponenza.

Basta, tre mesi or sono ho detto basta, ho fatto i preparativi per la partenza con la mia ragazza, anche lei disillusa, anche lei laureata in materie umanistiche e senza uno straccio di speranza nel futuro, anche lei pronta a confrontarsi con un Paese diverso dove la dignità ha un compenso, dove anche fare il più umile dei mestieri ha una paga decente e dove il nero quasi non esiste.

Ora faccio il lavapiatti, ogni tanto l’aiutocuoco, il mio primo stipendio è stato di 1260 euro netti senza essere sfruttato nemmeno mezzo secondo, con contributi pensione e quant’altro e con a breve un altro lavoro in arrivo, il mio lavoro. Nemmeno due mesi e mi sono già tolto piccole soddisfazioni che in Sardegna e in Italia non mi sarei tolto nemmeno fra cinque anni.

No, non voglio insegnare niente a nessuno, non voglio parlare dal pulpito, è semplicemente la mia esperienza personale e non invito nessuno a seguirla ne’ biasimo chi resta nella mia bella isola, ne’ biasimo chi ancora crede che le cose possano cambiare. Coraggioso io, coraggiosi voi che restate, vigliacco io, vigliacchi voi che restate, non ha alcun senso giudicarci a vicenda, ognuno fa ciò che crede, ognuno segue la propria strada.

Io, dalla mia, ero semplicemente stanco di trascinarmi, di vivere nel lamento, di muovermi con la sensazione di stare fermo, di aspettare risposte che non sarebbero mai arrivate.

Intanto, per la cronaca, aspetto ancora i cinquecento euro lavorati a Febbraio con Sardegna Tirocini.

E, onestamente, me ne fotto.

 

11 Commenti

  1. cris Scrive,

    1 Giugno 2012 @ 08:35

    bravo, coraggioso e intraprendente!
    anch’io ho vissuto in olanda, per 4 anni, e ora vivo a shanghai, il centro del mondo, da 3.
    come te, lascio che ognuno trovi il suo spazio, qui o altrove, ma senza piangersi addosso.
    bisogna avere coraggio ad andare via e una piccola (grande?) dose di incoscienza. ma tutto, per me, e’ stato ampiamente ripagato. e ne sono felice.
    in bocca al lupo!
    cristina

  2. Ci scrive Matteo: “Addio Sardegna: sono emigrato in Olanda. Lavapiatti con laurea in Lettere: 1260 euro al mese, e soprattutto nessuna umiliazione” « vitobiolchini Scrive,

    1 Giugno 2012 @ 12:14

    [...] al nord e lavora tra la Lombardia e la Svizzera. La lettera di Matteo la trovate anche sul suo blog. In bocca al lupo amico mio, a te alla tua compagna. Salutatemi mio [...]

  3. Cristiana Scrive,

    1 Giugno 2012 @ 18:25

    sei stato coraggioso.
    sei coraggioso.
    e mi sono salite le lacrime agli occhi a leggerti, perché io in questa isola bellissima con bellissime persone ci sto ancora e sopravvivo.

  4. viviana81 Scrive,

    1 Giugno 2012 @ 20:28

    Ti capisco e condivido la tua scelta. Purtroppo la Sardegna non offre nulla per chi non ha calci nel sedere. Anche io sto pensando seriamente di andare fuori dall’Italia, gli anni passano e non voglio invecchiare maledicendo politici, banchieri e imprenditori: che vadano al diavolo. Sono sicura che tu e la tua fidanzata troverete la vostra strada e sarete felici anche senza la Sardegna, la felicità non la fa la terra ma le persone con le quali vivi su questa terra. In bocca al lupo.

  5. Francesca Scrive,

    1 Giugno 2012 @ 23:31

    Ciao Matteo!
    Non poso far altro che appoggiare la tua scelta, perché è la stessa che ho fatto io a Gennaio. Mi sono trasferita a Londra per cercare fortuna e dopo 4 mesi di sacrifici, ho appena ottenuto un contratto a tempo indeterminato più che dignitoso nell’ambito lavorativo per cui ho studiato. Non mi pento della scelta che ho fatto, era l’unica alternativa allo stare a casa o al farsi sfruttare per una miseria. Spero soltanto che col tempo le cose in Italia cambino e migliorino, perché comunque la Sardegna è la mia terra, c’è lo nel cuore, mi scorre nelle vene e non potrei farne a meno.
    Un abbraccio e continua così! Ti auguro il meglio.

  6. Anna Scrive,

    2 Giugno 2012 @ 10:59

    Ho rivisto la mia vita scorrere nelle tue parole, stesse esperienze,stesse umiliazioni…io ci sono passata più di 5 anni fa e la mia scelta è stata Barcellona. Ho cominciato a lavorare in un customer service e dopo qualche mese ho avuto la possibilità di crescere…perché sì fuori dall’Italia la meritocrazia esiste!!!!!! Ho avuto la possibilità di fare ulteriori esperienze in altri paesi europei, viaggiare, imparare diverse lingue e ripropormi per nuovi lavori con un curriculum sempre più ricco. Avrei avuto tutto questo se fossi rimasta in Sardegna? a chi mi dice torneresti io rispondo:mi manca da morire ma se tornassi la odierei…voglio godermela a modo mio e lo posso fare vivendo fuori……..Sono certa che avrai tante occasioni e opportunità e che sarai fiero di tornare in terra sarda ricco di tutte le tue crescite. La amerai di più….In bocca al lupo…

  7. Maria Rita Scrive,

    2 Giugno 2012 @ 19:28

    Coraggioso, coraggioso… però soprattutto l’hai fatto al tempo giusto credo. Potessi tornare indietro io, appena laureata e senza famiglia, soprattutto senza figli!! Sono loro che frenano, impossibilitati noi adulti a scappare per non destabilizzarli, sradicarli ancora e ancora.
    Anche se non è giusto utilizzare il termine scappare, perchè mi viene la rabbia. Rabbia sì a voler scappare lasciando tutto (vorrebbe dire definitivamente non aver mai costruito nulla), rabbia a non poter lasciare nulla di stabile qui che tornerebbe utile ai miei figli, rabbia perchè ogni cosa proposta è affossata se non ‘presentata da’… rabbia perchè ormai il mio Paese è quel che è e io che mi sono sempre battuta nel sociale, ora sono sbattuta fuori e l’unica alternativa sarebbe davvero lasciare e andare via, ancora via. Buona strada a te!

  8. roberto Scrive,

    3 Giugno 2012 @ 12:18

    ho solo una frase da dirti, sei un grande!

  9. ultimotriennio Scrive,

    5 Giugno 2012 @ 18:22

    [...] di cui parliamo è stato pubblicato su Close Up e ripreso anche dal blog di Vito Biolchini ed è il racconto, abbastanza disperante, del [...]

  10. peppe Scrive,

    26 Luglio 2012 @ 23:27

    ciao matteo.sono un tuo coetaneo.ho 31 anni,una laurea in ingegneria elettrica e sono senza lavoro!!!non riesco a trovare un impiego decente in questa italietta infarcita di perbenismo,clientelismo ed ipocrisia.non ce la faccio più a vivere in questo posto,sento che la mia vita mi sta sfuggendo tra le mani.vorrei tanto vivere dignitosamente e smettere di elemosinare i soldi per comprarmi anche le sigarette.ogni giorno che passa mi sento sempre più depresso e non vedo nessuna alternativa davanti a me tranne quella di fuggire da questo inferno.sono disposto anche io a venire lì in olanda per fare il lavapiatti.mi accontenterei anche di 600 euro al mese.non ce la faccio più!!!comprendo la tua scelta e sono ben disposto a seguire i tuoi passi.matteo,se conosci qualche ristorante che ha bisogno di un lavapiatti non esitare a contattarmi.ti lascio la mia mail.aiuto…

    mga81@libero.it

  11. massimiliano Scrive,

    26 Agosto 2012 @ 18:19

    ciao…..prima di tutto ti faccio i complimenti per il tuo coraggio e la tua scelta : – ) poi se posso ti chiedo aiuto…..vivo in italia e sono disoccupato da più di due anni…..ormai anch’io ho deciso di trasferirmi perchè senza lavoro si perde fiducia in se stessi, si perde la dignità e non si possono far crescere serenamente i propri figli…..e qui niente cambia da troppo tempo…..quindi ti chiedo per favore se hai qualche indirizzo da darmi per lavorare li in Olanda…come aiuto cuoco…lavapiatti…cameriere…..sono un gran lavoratore e quindi disposto a fare qualsiasi lavoro con dignità….sto cercando lavoro tramite internet ma da lontano non è facilissimo…per questo mi permetto di chiederti aiuto se puoi…..grazie in anticipo : – ) Max

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